Ultima modifica: 20 marzo 2017
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IL CTS RISPONDE

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IL CTS RISPONDE

-Gruppo di lavoro-

Dott.ssa Rosanna Maci – Dirigente Scolastica
Prof.ssa Maria Antonietta D’Anna – referente CTS
Prof. Vincenzo Di Noi – referente BES

Quali situazioni di Bisogni Educativi Speciali esistono?

Nelle Linee Guida sui BES, viene spiegato il motivo per cui non è possibile stendere un elenco esaustivo di tutte le situazioni possibili.

E’ però realizzabile e utile un elenco di massima delle difficoltà che possono determinare una situazione di Bisogno Educativo Speciale.

Appartengono alla categoria di alunni con BES:

  • alunni con disabilità certificata ai sensi della104/1992;
  • alunni con disturbo specifico d’apprendimento secondo la170/2010 e successive integrazioni, diagnosticato come previsto dalle normative;
  • alunni con deficit del linguaggio (difficoltà o assenza di articolazione della parola, difficoltà nella strutturazione del linguaggio, difficoltà nella comprensione delle strutture linguistiche, ecc.);
  • alunni con difficoltà specifica di comprensione del testo;
  • alunni con difficoltà specifiche di apprendimento (risultati ai test DSA poco inferiori alle – 2 deviazioni standard);
  • alunni con disprassie e disturbo delle abilità non verbali (o Sindrome non verbale caratterizzata da una differenza di circa 20 punti tra QIV e QIP alla scala WISC o WAIS);
  • alunni con disturbi dell’attenzione, eventualmente con iperattività;
  • alunni con disturbi dei diversi tipi di memoria;
  • alunni con disagi/disturbi psicologici (forti ansietà, fobie, criticità correlate alla stima di Sé, all’identità, disturbi del comportamento alimentare…);
  • alunni con disturbi relazionali;
  • alunni con disturbi dello spettro autistico di grado lieve, qualora non rientri nelle casistiche previste dalla Legge 104;
  • alunni con funzionamento intellettivo limite (poco superiore ai 70 punti di QIT) che produce anche difficoltà di tipo metacognitivo / strategico;
  • alunni con difficoltà e penalizzazioni scolastiche a causa di situazioni di svantaggio sociale e / o economico (deprivazione di esperienze formative fondamentali; mancanza o carenza di supporto familiare; limitazioni delle opportunità sociali; …)
  • “… rientrano nella più ampia definizione di BES tre grandi sottocategorie…quella dello svantaggio socio-economico, linguistico, culturale…” – Direttiva Ministeriale 27/12/2012);
  • alunni con difficoltà e penalizzazioni scolastiche a causa di una competenza linguistica italiana insufficiente al lavoro scolastico
    (bisogna sottolineare che non vanno considerati gli alunni che hanno bisogno di interventi di prima alfabetizzazione: in tal senso è importante non applicare l’automatismo alunno straniero à alunno con BES);
  • alunni che, anche temporaneamente, si trovino in situazioni di criticità e difficoltà tali da richiedere un intervento personalizzato e/o individualizzato per sostenere il loro percorso di apprendimento.

Ogni alunno è un potenziale alunno con Bisogni Educativi Speciali?

Sì, ogni alunno  potrebbe essere, anche temporaneamente, un alunno con  Bisogni Educativi Speciali.

“… ogni alunno, con continuità o per determinati periodi, può manifestare Bisogni Educativi Speciali: o per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta.” Direttiva Ministeriale 27/12/2012

Quali sono i criteri oggettivi in base ai quali individuare gli alunni con Bisogni Educativi Speciali. Come fare?

Fermo restando che ogni insegnante del team o consiglio di classe abbia ben chiaro:

  • Che cosa si intende per “ben fondate considerazioni pedagogiche e didattiche” in base alle quali il Consiglio di Classe può individuare un alunno con BES in assenza di certificazione clinica;
  • In che modo un team docente, non formato né chiamato a formulare ipotesi in merito a condizioni cliniche, può essere in grado di distinguere, basandosi sulla rilevazione dei bisogni e con un discreto margine di certezza tra una situazione segnalabile, e quindi potenzialmente certificabile(cosa si intende?) o meno;
  • Quali criteri – parametri – indicatori (non diagnostici) vengono utilizzati in modo tale che si eviti una disparità di segnalazioni, all’interno dello stesso Istituto;

E’ opportuno essere consapevoli che una parte di queste situazioni non sono facilmente oggettivabili, perché sono in parte contestuali. Quindi la risposta più efficace è un’attenta osservazione sistematica.

… “E’ noto anche che l’ambiente può sostenere oppure ostacolare il superamento di una difficoltà d’apprendimento e allo stesso modo, l’esperienza educativa può costituire una risorsa più o meno importante per fronteggiare la difficoltà e portare lo studente a sperimentare o meno una situazione di effettivo bisogno educativo speciale. Poiché però, ciascuno risponde in modo diversificato alle difficoltà che incontra, sia per le caratteristiche personali, sia  per  i  contesti  in  cui  vive,  la  via  maestra  per  l’interpretazione  dei  bisogni  dello  studente  è l’osservazione.”

Come procedere se non tutti i docenti del team o consiglio di classe sono d’accordo?

Secondo il funzionamento ordinario si vota e si decide a maggioranza.

Chiaramente la decisione è vincolante per tutti i docenti.

Se i genitori non condividono l’opportunità degli interventi didattici personalizzati/individualizzati, nonostante le difficoltà evidenziate, che fare?

Nonostante la mancata condivisione da parte dei genitori, gli insegnanti si possono trovare costretti nella prassi a proporre attività adattate, perché l’alunno non riesce ad affrontare quelle proposte alla classe. Sono legittimati in questo dalla loro autonomia d’insegnamento e di intervento, secondo quanto previsto anche dalla legge 53.

E’ sicuramente necessario ricercare la collaborazione delle famiglie, dedicando  tempo ed energie a spiegare gli interventi e a capire i motivi reali di disaccordo. Accanto a questo, la scuola deve garantire anche modi di attuazione rispettosi della psicologia degli studenti in difficoltà, soprattutto nelle fasi evolutive più delicate (discrezione, delicatezza, ecc).

A volte può essere utile dimostrare concretamente le conseguenze del non utilizzo di possibili adattamenti; ad esempio utilizzando modi e criteri di valutazioni identici a quelli utilizzati ordinariamente per l’interra classe.

Si devono compilare PDP per ogni alunno in situazione di BES?

Non  necessariamente, tuttavia, se il team docenti riconosce una situazione di un alunno con BES, il PDP è il documento che descrive e supporta il pensiero e l’andamento dell’intervento; è, inoltre, indispensabile ai fini dei momenti formali di valutazione.

Può essere utilizzato un modello unico di PDP per tutte le tipologie di BES, ad eccezione ovviamente degli alunni disabili per i quali è prevista la predisposizione del PEI? In che modo il PDP può essere riferito a tutti gli alunni della classe con BES

Nella propria autonomia, ogni Istituto può strutturare un modello di PDP utile per tutte le tipologie di BES (ad esclusione chiaramente degli alunni con disabilità per i quali è previsto il PdF ed il PEI).

Come Gruppo di lavoro provinciale, in questa fase di applicazione della nuova normativa, si è preferito propendere per un modello specifico di PdP per i BES non rientranti nelle categorie della L. 170 (DSA) e mantenere separato l’utilizzo del modello di PDP per gli alunni DSA, predisposto dall’UST di Varese e già conosciuto ed utilizzato dalle scuole.

La firma della famiglia e’ una presa di visione o è un’autorizzazione?

La stesura del PDP e’ frutto di una relazione con la famiglia, non di una decisione momentanea e immediata. Soprattutto in previsione di una continuità didattica dovrebbe far parte di una documentazione che accompagna lo studente nel suo percorso. Nel caso di non disponibilità da parte della famiglia, si potrebbe “sciogliere” il PDP all’interno della didattica ordinaria, senza alcuna stesura particolare.

Va illustrato ai genitori e il GLI potrebbe/dovrebbe  elaborare una guida-procedura per condurre il colloquio con la famiglia

In caso di non accettazione del PdP da parte della famiglia è importante far firmare loro una dichiarazione (nel modello proposto è già previsto).

La mancanza di consenso da parte della famiglia non esime la scuola dal mettere in atto tutte le misure necessarie per sostenere l’apprendimento dell’alunno.

Per alunni Bes, non DSA e non disabili, la programmazione può essere soltanto semplificata o – se ritenuto necessario – anche individualizzata (con perciò anche riduzione/adattamento di contenuti presentati e richiesti)?

La risposta richiede il richiamo di vari aspetti:

  • In analogia con quanto previsto per gli alunni con DSA la programmazione deve mantenere gli obiettivi minimi richiesti per il corso di studi della classe di appartenenza.
  • La programmazione “differenziata”, cioè con una eventuale selezione tra gli obiettivi di apprendimento rispetto alla programmazione per la classe, è specifica del PEI (Piano Educativo Individualizzato) per alunni con certificazione di disabilità (L. 104/92).
  • Soprattutto per il corso di studi del primo ciclo di istruzione, esistono delle Indicazioni programmatiche sulle quali ogni Istituto, nella propria autonomia, può definire gli obiettivi minimi di competenze da raggiungere.
  • Spesso non esiste una stretta coincidenza tra competenze, obiettivi, contenuti e modalità di lavoro.

Ad esempio, l’obiettivo di comprendere il testo narrativo, può essere realizzato utilizzando come contenuti di lavoro i testi del Manzoni, ma anche di altri autori.
La conoscenza del funzionamento dell’apparato digerente può essere richiesta ad un livello molto dettagliato e corredato da una terminologia specialistica, oppure più sommaria e corredata da un lessico specifico essenziale.
Allo stesso modo, l’analisi grammaticale può arrivare al dettaglio della distinzione tra sostantivi primitivi  / derivati, oppure rimanere a livelli più generali.

  • E’ possibile che “individualizzazione” – “personalizzazione” si realizzino non sui contenuti, ma sul piano metodologico – didattico e su quello organizzativo – gestionale.

In che modo le tre categorie che rientrano nei BES si differenziano in relazione alla valutazione degli apprendimenti / del comportamento e in riferimento alle prove INVALSI e agli Esami di stato? Quali dispense sono previste per le tre categorie?

Per quanto concerne gli alunni con disabilità (Legge 104) le verifiche e la valutazione sono riferite agli obiettivi previsti nel PEI, rimandando esplicitamente alla programmazione che può essere semplificata o differenziata.

Per quanto concerne gli alunni con DSA la L. 170, le Linee guida applicative ribadiscono che gli obiettivi previsti per la classe hanno valore anche per questi alunni; si interviene solo con misure dispensative o compensative sul piano metodologico didattico e le stesse misure previste nel PdP ed adottate nella pratica quotidiana devono essere utilizzate anche durante le prove di verifica e le prove d’esame.

La valutazione inerisce chiaramente gli obiettivi previsti in programmazione di classe, sia come conoscenze, sia come abilità, sia come competenze. Discorso specifico riguarda le lingue straniere con la distinzione tra dispensa (per es. dalla lingua scritta straniera) ed esonero (eccezionalmente prevedibile) che di fatto differenzia il curriculum di studi e non permette l’acquisizione del diploma, ma solo la certificazione di competenze.

Per gli alunni con Bisogni Educativi Speciali individuati dal Team docenti / Consiglio di Classe (quindi esclusi i casi di DSA e di sostegno scolastico da L. 104), una volta definito il PdP, si applicano le misure previste dispensative e o compensative (o altre strategie) anche in fase di verifica.

La valutazione si rapporta sempre agli obiettivi previsti per la classe.  Chiaramente, perciò, il nodo cruciale rimane la necessità di stabilire per ogni disciplina quale sia il livello minimo che tutti debbono raggiungere e ciò implica un’inevitabile e seria riflessione che superi i contenuti di lavoro e le conoscenze sterili, per definire quali siano le competenze necessarie per proseguire nel corso degli studi.

Come si valuta un alunno BES rispetto agli obiettivi del PDP?

Il PdP non è un P.E.I. ( Piano Educativo Individualizzato – L. 104), in cui è possibile effettuare una selezione di obiettivi ai fini dell’individualizzazione e derivanti dal Profilo Dinamico funzionale e dalla condivisione di un percorso di apprendimento deciso dai docenti in collaborazione con l’ambito sanitario e riabilitativo e la famiglia.

Il PdP non modifica gli obiettivi programmati per il gruppo classe di appartenenza dell’alunno con BES (e nel PdP non ci devono essere obiettivi), ma individua e definisce strategie, metodologie e tempi (misure compensative, dispensative ed abilitative …) utili ad abbattere o ridurre le barriere che non permettono quel percorso di apprendimento.